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La
ricerca sull'Immaginario Sociale
nel Territorio di Marsala co©05.07.2011www.psicologia-dinamica.it/www.italiadeivalorimarsala.it |
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La ricerca sull'Immaginario Sociale consente di cogliere il vissuto della gente riguardo il proprio territorio, di conoscere le attese sulla sua costruzione sociale e sulle realizzazioni da compiere, di capire il sentiment della collettività riguardo il futuro del luogo. Il
vantaggio principale di questo tipo di
ricerca è che gli interventi diretti allo
sviluppo di comunità che ne possono
scaturire una volta tanto non sono il
frutto del pensiero di un’autorità
locale che pretende di sapere dall’alto cosa
prioritariamente c’è bisogno che sia
realizzato nella comunità ma quel che la
genuinamente la gente ritiene sia prima di
ogni cosa essenziale per il bene comune nel
proprio luogo di vita. Evidentemente il riportare i risultati di una ricerca-analisi sull'immaginario collettivo fa torto alle singole soggettività ma dà un'idea abbastanza attendibile sulla mente collettiva nella quale il singolo si trova profondamente immerso e sul contesto locale che inconsapevolmente anonimamente ciascuno concorre a formare.
La ricerca,
frutto della collaborazione tra il Circolo
IDV di Marsala e la rivista Psicologia
Dinamica,
è stata svolta da febbraio a
novembre 2010 e certamente, ammetto,
ha 3 pecche: la prima pecca è che
la ricerca non è stata impiantata su un campione
standardizzato di intervistati
equamente distribuito per sesso, età,
luogo (centro città, contrade) attività
lavorativa, livello socio-culturale; la seconda
pecca consiste nel fatto che le
percentuali riportate sono approssimative
(leggasi circa %) non essendo state
computate con il rigore che compete
all'esperto statistico; la terza pecca
consiste nel numero esiguo di persone
intervistate rispetto alla popolazione
totale del territorio. Per un resoconto più dettagliato sulle risposte al questionario si rimanda alla registrazione audio, in www.italiadeivalorimarsala.it , dell'intero incontro-dibattito. In generale Il numero complessivo degli intervistati è 117: 83 maschi, età media 51 anni, e 34 femmine, età media 47 anni. L'attività lavorativa prevalente dei maschi intervistati è il lavoro dipendente (40%), seguono la libera attività (30%), i pensionati (15%), il rimanente (15%) è composto da disoccupati e studenti. Anche tra le donne intervistate l'attività lavorativa prevalente risulta il lavoro dipendente (50%), elevato il numero delle disoccupate (24%), il 13% è pensionato, il rimanente 13% svolge libera attività professionale. Lo scarso numero di studenti post-diploma intervistati è anche conseguenza della quasi assoluta mancanza nel territorio di strutture formative di livello universitario o equivalenti. L'87% degli intervistati risulta animato da uno spirito nostalgicamente conservativo del passato con toni di genuino attaccamento romantico all'ambiente naturale e paesaggistico, alle vestigia archeologiche, alle tradizioni popolari, ma anche ai valori umani e spirituali di un tempo. Il rimanente 15% non conserverebbe alcunché del passato non perché si dichiari contento del presente ma piuttosto perché avverte una sorta di rabbioso incolmabile vuoto. Mentre per i maschi intervistati il desiderio prevalente è che avvenga (30%) una valorizzazione dei beni ambientali e culturali, uno sviluppo sostenibile, un incremento del livello di convivenza, un maggiore sviluppo turistico e (30%) che siano realizzati infrastrutture e servizi, il nuovo porto, centri per anziani, un più efficiente servizio di raccolta di rifiuti, il 40% delle intervistate desidera che si creino posti di lavoro per i giovani e un altro 40% delle intervistate auspica che siano realizzati nuovi servizi e strutture sociali. I marsalesi vivono bene nel proprio territorio? Il 50% degli intervistati di entrambi i sessi vi vive bene e non vorrebbe trasferirsi, ma il rimanente 50% non vi vive bene: il 25% è incerto o non può trasferirsi, l'altro 25% vorrebbe decisamente trasferirsi. Il dato è impressionante perché indica che metà della popolazione non vive bene nel territorio di Marsala, il dato è ancora più impressionante se consideriamo che l'età media degli intervistati (49 anni) non corrisponde a quel periodo della vita (il periodo giovanile) nel quale è più fisiologico un certo nomadismo, il desiderio di esperire nuovi luoghi e contesti, o il tentare nuove possibilità di realizzazione. A Marsala il 50% della popolazione sogna la fuga! Se ulteriori specifiche ricerche dovessero confermare questo dato diverrebbe impellente un radicale cambiamento della cultura socio-politica ancora dominante nel territorio. Probabilmente è la sensazione (40%) di una grave stagnazione generale priva di cambiamenti significativi, la sensazione di un contesto culturale chiuso in sé (si potrebbe parafrasare: Cent'anni di Solitudine!) con l'aggravio, secondo un'elevata percentuale degli intervistati, del degrado generale della politica e la miopia o l'insufficienza della politica locale. Per fortuna una discreta percentuale di intervistate ritiene che siano avvenuti alcuni cambiamenti positivi: l'informatica, la raccolta differenziata, il maggiore benessere economico, l'evoluzione culturale, le rotatorie, la progettazione del nuovo porto, la correttezza della gente. Ma il 37% degli intervistati risponde che di recente non è avvenuto alcun cambiamento e un altro 37% ritiene che siano avvenuti cambiamenti solo in peggio. Un fattore rilevante è il ritenere da parte degli intervistati (70%) che manchi totalmente la cooperazione tra la gente o che (17,5%) questa sia scarsa o insufficiente. Infatti, non a caso, insieme alla convinzione che tra le realizzazioni possibili più utili vi sia il nuovo porto, gli intervistati ritengono che sia soprattutto utile rinnovare il senso della comunità. Notevole importanza viene attribuita al rilancio dell'agricoltura, alla creazione di nuovi posti di lavoro, ma, anche, subito a seguire, si sente la necessità di un ricambio dell'attuale classe politica e dirigente. Infine, un adeguato rilievo viene dato allo sviluppo del turismo. La maggior parte dei marsalesi fantastica un futuro migliore per le nuove generazioni e una loro minore fuga altrove, ma il 18% degli intervistati è talmente deluso e sfiduciato riguardo il futuro del proprio territorio che ha smesso di sognarlo! D'altro canto il 75% degli intervistati afferma che non esiste alcuna progettualità per il territorio e probabilmente questo concorre a creare nei maschi (30%) una visione pessimistica prevedendo un peggioramento nel futuro, il 20% non riesce a esprimere un parere, per fortuna il 10% dei maschi è speranzoso e l'ottimismo, alimentato dallo sperare in futuro migliore della comunità, prevale tra le donne (35%). Probabilmente bisognerebbe lavorare molto sull'idea del bene comune, sulla capacità di cooperazione tra la gente, sulla psicologia di comunità quale fattore di sviluppo (Community Development) dal momento in cui il 54% degli intervistati giudica i rapporti sociali nel proprio territorio deludenti, o falsi, o superficiali; il 15% li giudica esclusivi all'interno di circoli elitari; l'1% migliorabili; solo il 30% degli intervistati buoni, soddisfacenti o discreti. |
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Il
nostro ringraziamento alla struttura che il
3 Luglio ha gentilmente ospitato l'incontro
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